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3. Non è stato solo mio figlio!



Era la prima assemblea dell’anno scolastico, classe quinta primaria. Insegnanti esasperate dai comportamenti scorretti degli alunni che, oramai grandicelli, potrebbero essere più “maturi”.


Appena avuta la possibilità, le docenti sono partite con una predica che nemmeno il più grande conversatore d’Egitto avrebbe retto il confronto: “I vostri figli non conoscono nemmeno l’abc dell’educazione!” fu la loro conclusione.


Mamma e papà di Federico, ragazzino con il diario ai primi di ottobre già consumato dalle note, ebbero una reazione istintiva, entrambi: “Ah ecco, maestre, allora non è solo nostro figlio, anche gli altri hanno le stesse colpe!”


Inutile dire che il risultato sperato in quell’assemblea, cioè cambiare il comportamento dei ragazzi, non fu raggiunto: ne nacque un battibecco reciproco, qualcuno se ne andò bofonchiando tra sé e sé (ma lo sentirono in molti): “Se non sapete tenerli voi, cambiate mestiere!”


Ci fu però un intervento importante qualche giorno dopo. Una mamma, insegnante anche lei ma in un altro Istituto, chiese al Dirigente di poter parlare con le docenti perché aveva una proposta: “Ho partecipato ad un percorso di formazione per genitori e insegnanti ed è stato molto utile, non solo a papà e mamme ma anche ai docenti, ognuno ha potuto mettersi nei panni dell’altro e ne è nata una sorta di comprensione reciproca…”.


Il Dirigente acconsentì e, in quella scuola, Federico e i suoi genitori divennero i responsabili dell’iniziativa: il papà lavorava presso un’agenzia di grafica pubblicitaria e si occupò di promuovere l’iniziativa, la mamma impiegata in uno studio medico propose di far partecipare il fisioterapista per parlare dell’importanza dell’attività motoria e Federico teneva il conto degli iscritti.


Le insegnanti cominciarono ad utilizzare il diario degli alunni per ricordare impegni e scadenze e, a volte, aggiungere delle note positive, Federico si divertì a comprarne altri due per far fronte alla gravosità del compito.


Il percorso non fu facile ma senz’altro avvicinò le parti, scuola e famiglia non erano più l’uno contro l’altro ma attori della stessa rappresentazione e l’alleanza tra le due importanti istituzioni rese tutti più disponibili a cercare nuove soluzioni, a porsi domande e a lavorare per costruire quella piccola comunità fatta di bambini e ragazzi, insegnanti e genitori verso la stessa mission educativa: “Creare condizioni di benessere in una comunità di apprendimento dove i ragazzi imparano e diventano cittadini responsabili”.

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