Quando l’Intelligenza Artificiale diventa alleata delle insegnanti
- Adriano Lubrano
- 5 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Spunti e riflessioni da un percorso di formazione docenti nella scuola primaria
Perché proporre un corso sull’Intelligenza Artificiale alle insegnanti di scuola primaria? La risposta non sta tanto nella necessità della tecnologia, quanto nella consapevolezza del lavoro quotidiano delle docenti: un lavoro complesso, ricco di responsabilità, con un carico di attività che va ben oltre l’orario d’aula.
L’idea di questo percorso formativo non era “insegnare l’AI”, ma verificare se e come potesse diventare uno strumento di supporto concreto, capace di alleggerire il lavoro e restituire tempo ed energie alla relazione educativa. Durante gli incontri ne abbiamo avuto conferma. Inoltre, il fatto che alcune docenti utilizzassero già un agente AI mi ha permesso di calibrare il corso sui bisogni reali, evitando sia l’entusiasmo ingenuo che lo scetticismo difensivo.
Una triade che orienta tutto il percorso
Il fulcro del corso si è basato su una triade semplice ma decisiva: gestione del tempo – delega – consapevolezza.
Prima ancora degli strumenti, abbiamo lavorato sulle intenzioni. L’AI può far risparmiare tempo, ma solo se è chiaro che cosa si vuole delegare. Può supportare il lavoro, ma solo se chi la utilizza mantiene il controllo del processo. In questo senso, la consapevolezza professionale è venuta prima di tutto: capire come lavoriamo, dove si disperdono energie, quali attività possono essere supportate senza snaturare il ruolo dell’insegnante.
L’agente AI come tutor, assistente ed esecutore
Una parte centrale del corso è stata dedicata alla configurazione dell’agente AI. Non come oracolo onnisciente, ma come collaboratore con ruoli diversi, a seconda del compito.
Abbiamo distinto l’agente:
come tutor, per chiarire concetti, verificare idee, riformulare spiegazioni;
come assistente, per supportare la progettazione didattica;
come esecutore, per svolgere compiti ripetitivi o operativi.
La riflessione più importante è stata capire che la scelta del ruolo dipende dal contesto, dal tempo disponibile e dal grado di controllo che la docente desidera mantenere.
Quando l’AI diventa anche trainer personale
Oltre al supporto operativo, abbiamo esplorato un uso meno immediato ma molto interessante: l’AI come trainer personale. Un interlocutore con cui allenarsi a spiegare meglio, a semplificare un contenuto, ad adattarlo a diversi livelli di apprendimento. Uno spazio di allenamento professionale continuo, utile anche quando si lavora da sole e non si ha un confronto immediato con colleghe o formatori.
Il clima d’aula: partecipazione e passione
Il corso è scivolato via con naturalezza, grazie al coinvolgimento delle docenti e alla loro passione per l’insegnamento. Il lavoro in presenza, il confronto tra pari e la possibilità di sperimentare direttamente hanno creato un clima di partecipazione autentica.
Le sorprese più interessanti
Una delle scoperte più significative è stata che l’agente AI può aiutare a formulare buoni prompt, cioè delle richieste chiare ed efficaci. Lavorando insieme, abbiamo visto come una richiesta più chiara produca contenuti migliori e immagini più efficaci. In questo senso, l’AI non semplifica il pensiero: lo aiuta a chiarirsi, lo supporta. E questo ha avuto un effetto positivo anche sul modo di progettare e comunicare.
Anche il formatore impara
Per me, come formatore, è stata un’esperienza altrettanto arricchente. L’interazione di aula è sempre un’occasione di apprendimento reciproco: il confronto con le docenti ha affinato il percorso e mi ha permesso di cogliere bisogni ancora più precisi.
Un grazie sentito
Un ringraziamento sincero va ad Annalisa, Annamaria, Domenica, Elena, Fabrizia, Laura, Loretta e Stefania. Perché la qualità di un percorso formativo dipende sempre dalle persone che lo vivono, così la professionalità autentica delle partecipanti lo ha reso un’esperienza di valore.
La formazione sull’AI, quando è pensata a misura di docente, può diventare un’occasione per recuperare tempo, lucidità e senso nel lavoro educativo. E questa, forse, è la sfida più importante.
Adriano Lubrano







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