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A che serve la formazione? 1. Introduzione



Perché affrontare un percorso di formazione? Perché aggiungere impegno, fatica, soldi, energie e tempo per continuare in un lavoro che “tanto non cambia” e che “funziona anche facendo sempre le stesse cose”?


Non c’è risposta al tanto che gli insegnanti sono chiamati a dare. Ma il pensiero va ad ogni piccola azione, ogni scelta quotidiana, ogni parola e ogni comportamento che lasciano un segno profondo e spesso indelebile nelle menti ma anche nel cuore dei nostri studenti.


“Forse non sei così brava come sembra!”. Ricordo come fosse ora, le parole di una collega ad una alunna di classe terza primaria quando, per la prima volta, nella sua ancora breve carriera scolastica, non era riuscita a portare a termine un compito.


La bambina, disperata e senza consolazione, pensando di sé che era un disastro e che avrebbe sempre sbagliato tutto, venne da me, insegnante di sostegno alle prime armi. La abbracciai e provai a ricordarle i tanti problemi che aveva risolto, le tante pagine ricche e senza errori e le innumerevoli volte in cui aveva aiutato il suo compagno di classe che delle fatiche conosceva ‘vita, morte e miracoli’.


La sua insegnante, per fortuna una professionista alla ricerca di un modo migliore di stare in classe, se ne accorse e me ne parlò il giorno dopo: “Credo d’averla combinata grossa con Alice, l’ho messa in difficoltà…”. Io le proposi una formazione su La comunicazione positiva, conoscevo il docente e potevo garantire sulla sua competenza.


Ci avrebbe aiutato sull’uso delle parole nei contesti educativi, avremmo imparato ad ascoltare in modo attivo e a porre domande anziché fornire sempre risposte, ci saremmo portate a scuola competenze per stabilire buone relazioni che poi avrebbero dato ottimi risultati anche nell’apprendimento. Vi abbiamo partecipato insieme e siamo diventate colleghe esperte, oltre che buone amiche.


Il lavoro dell’insegnante è “work in progress”. Che significa? È impossibile, oltre che ingiusto, fermarci su un’etichetta, un esercizio, un comportamento che rischia di trattare le persone come soggetti legati a modalità standardizzate anziché come esseri unici e irripetibili, fatti di modi e tempi propri, piccoli tesori nascosti ma indispensabili allo star bene, all’imparare per sé e per gli altri.


Quella formazione si rivelò ricca e motivante, era fatta di condivisione, creatività, significati profondi e tesi al miglioramento della nostra professionalità docente. E noi avevamo bisogno proprio di questo, come del pane di cui abbiamo imparato a nutrirci nel nostro quotidiano scolastico.

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Riflessioni su un quotidiano di vita scolastica: gesti, azioni, vissuti e significati dedicati alla professione docente e a tutti coloro che con la scuola incrociano le giornate e su di essa costruiscono il proprio futuro.

Parleremo di professionalità, buone relazioni e alleanze educative efficaci, di Bisogni Educativi Speciali e di tesori nascosti, di modalità mirate a creare condizioni di benessere, per tutti: insegnanti, studenti, genitori nella piccola e grande comunità scolastica.

Ancora qui, nel nostro blog.


Annamaria Giarolo

Ex insegnante, pedagogista e formatrice

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