Non di soli banchi vive la scuola! - Parte terza


Ecco il terzo contributo di Annamaria Giarolo al dibattito sulla scuola post-Covid. La consapevolezza della sua missione dovrebbe essere il punto di riferimento ineludibile per tutti, a partire da chi la dirige.

Si possono consultare anche il primo e il secondo articolo già pubblicati in questo blog.


Non è semplice, ma il compito della scuola (“formare i cittadini del domani”) deve essere il faro che guida la ricerca delle azioni per far fronte all’emergenza sanitaria.

Altrimenti, sarebbe come se al ristorante, una volta che ci hanno misurato la febbre e accolti con la mascherina, potessero prepararci qualsiasi tipo di cibo che a noi va bene lo stesso!

Oppure, come se, quando entriamo al supermercato per far la spesa, ci bastasse mantenere le distanze, indossare la mascherina, passare anche dalla cassa per poi uscire con la borsa vuota!

Allora quali azioni per evitare il diffondersi del contagio a scuola e non perdere di vista la sua missione?

Gli esperti ci diranno cosa fare per evitare i contagi (mantenere le distanze, indossare le mascherine, lavarsi le mani spesso, starnutire sul gomito, igienizzare gli strumenti che utilizziamo, se siamo ammalati stiamo a casa, …) poi i “professionisti della scuola” troveranno il modo migliore per applicare le regole e far fronte alla propria missione educativa.

Allora, forse, finalmente si avranno scuole più pulite, aule lavate e igienizzate ogni giorno, bagni sanificati più volte nell’arco del tempo-scuola, ragnatele rimosse, vetri trasparenti e polvere senza radici.

Basterebbero poche regole per avere ambienti puliti e igienizzati (servono senz’altro più collaboratori scolastici in molte scuole) e offrire ai nostri alunni/studenti un esempio efficacissimo di cura dell’ambiente e di rispetto verso tutti.

Ancora più incisiva sarebbe la missione educatrice se, in questo importante lavoro di cura verso l’ambiente fisico della vita scolastica, i bambini/ragazzi vi partecipassero e per questo ne fossero incentivati e gratificati: lasciare gli spazi così come li troviamo (bagni compresi), interrompere l’esercizio di buttare a terra ogni cosa (che a volte sembra uno sport collettivo), assumere incarichi di sistemazione e riordino, aiutare chi ne ha bisogno e via discorrendo (non è questo il cittadino responsabile?)

E poi mascherine e gel sulle mani, spesso, e, ne sono certa, i nostri alunni/studenti, se motivati e sostenuti lo sapranno fare meglio di noi adulti.

Ma questo non può essere tutto, la scuola avrà ben altro a cui pensare quando finalmente si tornerà a varcarne la soglia

Annamaria Giarolo

Continua…

Foto di August de Richelieu da Pexels

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